giovedì 7 marzo 2013

Nessun Dove di Neil Gaiman

Nessun Dove di Neil Gaiman
Una vita “normale”, un impiego, degli amici, una fidanzata, fanno da sfondo alla vita di Richard Mayehew.
Una sera mentre Richard si sta recando ad un incontro organizzato da Jessica, la sua fidanzata, incontra Porta una ragazza in difficoltà e decide di aiutarla.
Dal momento in cui Richard entra in contatto con Porta inizia a vivere delle avventure che si moltiplicheranno sensibilmente durante la caduta in una spirale di avvenimenti che costelleranno per tutto il romanzo il suo percorso verso quello che rappresenta il punto di svolta della sua esistenza.
Richard incontrerà individui bizzarri come il Marchese de Charabas, in cui certamente cultori di opere come “Watchmen” di Alan Moore e Dave Gibbons potranno riconoscere “Il Comico” oppure figuri oscuri, inquietanti e senza età come Mister Croup e Mister Valdemar e ancora popoli interi nascosti tra le fogne di una Londra in una dimensione ormai dimenticata, creature molto al di là dei confini della concezione “convenzionale della realtà” e oggetti che sembrano venuti da qualche racconto Cyberpunk di William Gibson.
Richard vivrà l'avventura per potersi riappropriare della sua vita ma quando ciò accadrà egli si renderà conto che quella vita fa parte ormai del suo passato: la vita di un Richard Mayhew “anonimo” ormai mutato da bruco in farfalla.
Forse, quando si raggiungono gradi più elevati di maturità spirituale le costrizioni dell’ordinario iniziano a stare strette, a non essere più sopportabili, a non bastare più.
Richard sentirà un nuovo impulso, quello di riappropriarsi di ciò che volutamente aveva tanto lottato per abbandonare, ormai conscio che il suo mondo è l’altra faccia della stessa medaglia.
Richard Mayhew è un uomo convinto, almeno nel suo inconscio, che la “realtà monotona” del quotidiano inizi a stargli stretta. C’è dell’insensatezza, della “lucida follia” in un alienante alternarsi di gesti ripetuti, volti sempre uguali e tratti di strada percorsi, ormai, senza farci più caso come trasportati da rotaie invisibili che ci conducono in luoghi, sempre, già visti. Al di là del romanzo, che rappresenta un bell’esempio di Weird fiction, in cui al Fantasy si annodano indissolubilmente schemi caratteristici di altri generi letterari: Horror, Cyberpunk, Fantascienza: il tema centrale è quello di una fuga dagli “spazi vuoti” che tendono ad inghiottire le personalità, rendendo uguale un individuo all’altro in modo ossessivo, annullando lentamente quella luce che brilla e che fa brillare le cose ed è caratteristica dell’innocenza, della fanciullezza, di coloro che come dice lo stesso Gaiman nella sua introduzione “sono caduti in disgrazia". Sono tanti i messaggi che si possono leggere tra le righe di questo romanzo: inizialmente Richard appare come “uomo qualunque” in preda agli eventi: Jessica, la fidanzata sceglie per lui, i suoi colleghi scelgono per lui, non è padrone della propria vita, non è libero.
La fiammella che arde nascosta, in Richard, viene alimentata dal rifiuto di Jessica nel vedere una realtà diversa dalla sua: “Ce l’ hanno tutti una casa” dice, riferendosi a Porta, al loro primo incontro, quando stava letteralmente trasportando Richard ad un incontro che non lo interessava minimamente, ma che avrebbe subito da spettatore come tutto fino a quel momento.
"Gli uomini hanno la tremenda facoltà di rendersi insensibili, per così dire, a proprio piacimento" Bertold Brecht “l’opera da tre soldi”.
Probabilmente davanti a questa, troppo palese, assuefazione e insensibilità, di Jessica, a tutto ciò che non è strettamente correlato al suo ego, si risveglia in Richard la padronanza di sé da cui  deriva il risveglio da un torpore che l’aveva lasciato per troppo tempo vittima e carnefice del suo spirito ormai annichilito dagli eventi, ora Richard diventa attore della sua vita e prende la sua decisione senza parlare, agisce e basta:"A volte, si rese conto, non hai alternative".
E tutto il “suo” mondo resta a guardare, ormai alle sue spalle, sotto forma di fidanzata impotente dinnanzi ad una scelta che và al di là della sua limitata visione. Ho la convinzione che l’incontro con Lady Porta non sia univoco, penso che il contributo maggiore nell’aver creato una spaccatura verso un’altra dimensione sia stato più opera di Richard che non di Porta, è lui che non si sente al suo posto, come verrà dimostrato negli accadimenti che lo vedranno “crescere” pagina dopo pagina, fino ad un rifiuto totale di quella “realtà” che non considera più "sua". Non è mia intenzione fare un’analisi approfondita della quantità di personaggi e avvenimenti che si susseguono: a volte linearmente, a volte marcando un intreccio dai colpi di scena imprevedibili e che si snodano come in un labirinto in cui ogni pagina è un passo verso l’uscita; l’uscita, la soluzione saranno chiare solo alla fine, il labirinto permette di evolvere e di crescere compiendo un numero sempre minore di errori perché Richard non ha una visione completa di ciò che lo attende, ma riesce a superare determinate “prove” grazie all’esperienza acquisita nel superamento delle precedenti.
Vorrei invece trasmettere al lettore, che si appresta ad affrontare questa opera, tutto il mio entusiasmo per aver avuto ancora una volta prova che il Fantasy sia privo di confini: è sterminato, quanto sterminata è la mente visionaria di chi ne aggiunge sempre un “pezzo”, basta chiudere gli occhi, a volte, per accendere la luce della fantasia… Gaiman ha dimostrato, la sua bravura nel saper “dosare” tutti quegli ingredienti che concorrono a fare di un Fantasy un ottimo Fantasy, lontano da quegli stereotipi che hanno additato un tipo di letteratura giovane, dinamica e sempre in continua evoluzione, come un qualcosa di prevedibile, mentre il fantasy di prevedibile non ha proprio nulla. Gaiman è dotato di un dono particolare nella descrizione dei luoghi e dei personaggi: riesce con poche pennellate, senza troppe sbavature, a rendere le situazioni piacevolmente scorrevoli, senza penalizzare la lettura e soprattutto l’attenzione del lettore. L’idea del romanzo non è, per contro, particolarmente innovativa: i temi che lo caratterizzano sono quelli della ricerca, del viaggio e della lotta tra bene e male. Non si riesce a distinguere chiaramente, però, da che parte stia il bene e da che parte stia il male, forse, a differenza della Londra “di sopra” la Londra “di sotto” potrebbe essere un luogo in cui bene e male, sacro e profano convivono senza le quotidiane ipocrisie che un “mondo in vetrina” generalmente tende a trasmettere. La Londra “di sotto” si nutre di tutto ciò che viene abbandonato all’oblio nella Londra “di sopra”: speranze infrante, sogni chiusi in cassetti dei quali ormai si sono perse le chiavi, luoghi appartenenti ormai ad un “altroquando” dimenticato.
"Le due Valdrade vivono l’una per l’altra guardandosi negli occhi di continuo, ma non si amano". Italo Calvino “Le città invisibili”.
Non dimentichiamo che l’uomo è una creatura relativamente giovane e che, conseguentemente, le leggi della società “umana” non sempre aderiscono a quelle di una natura adattatasi agli eventi grazie a miliardi di anni di evoluzione, o di creature regolate da leggi la cui provenienza si è ormai perduta negli albori del tempo: non vedo, quindi, nelle figure di Mister Croup e Mister Vandemar il male nel senso assoluto del termine: questa è la ragione per cui quasi tutti i racconti, anche i più neri, sono in fondo ottimisti circa la natura: "Perchè essi confermano che la complessità della vita umana è un argomento interessante, ed essi ritengono che il giorno in cui verranno letti, le loro virtù saranno apprezzate, i loro insegnamenti applicati".Richard Ford
Ognuno di noi ha in mano la chiave del cassetto dentro cui è racchiuso il desiderio per eccellenza, ma prima di poter materializzare il nostro desiderio dobbiamo avere la forza di trovare quel cassetto…a volte però il cassetto è talmente vicino da rischiare di non essere notato e non è detto che il nostro viaggio ci dia una seconda opportunità: quella che a Richard è stata concessa.

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