ONE NIGHT IN KAWASAKI
Un morbido letto accoglie il mio corpo in una stanza all'ottavo piano di un nuovo hotel di Kawasaki, sono stanco, il viaggio è sempre estenuante ma tutte le volte che arrivo qui sono sempre incredulo dentro di me: "Sono proprio qui? Davvero?".
L'idea di essere riuscito nella mia vita a raggiungere il Giappone mi dà sempre da pensare, mi fa fare dei viaggi nel tempo, viaggi dentro di me con un treno che corre forte fluttua tra i miei pensieri, senza ...
binari, e si sposta tra presente e passato per poi aprirsi sul futuro.
E qui, in Giappone, i treni sono formidabili, ce ne sono di tutti i tipi: sopraelevati, di superficie, sotterranei e poi gli "Shinkansen", i treni proiettile, tra qualche anno quelli a propulsione magnetica saranno, in certi casi, più comodi degli aerei.
Quando penso al Giappone, il mio treno interiore mi trasporta subito nel passato, la mia infanzia, i mitici anni '80: E via di Mazinga, Goldrake, Candy Candy e tanti altri amici che hanno popolato la mia fantasia.
Qui, spesso, ci si sente sul set di un film come Blade Runner, per dire il più famoso, si sente un odore di tecnologia che si sposa con la tradizione generando una creatura ibrida, anacronistica ma assai affascinante.
Un vento gelido soffia da nord mentre cammino per le strade affollate, le insegne luminose mi abbagliano, scritte ovunque richiamano la mia attenzione, come se una creatura senziente fosse l'anima di questa città, come se desiderasse assorbirmi tra le sue labirintiche interiora.
"Non dimenticare il volto di tuo padre Roland" S.K.
Osservo Kawasaki nella notte, lo sguardo attraversa il vetro di questa finestra mentre una musica rilassante percore il corridoio alle mie spalle e si insinua nella mente.
Spifferi di vento attraversano gli stipiti, mi sfiorano il volto come le dita di una mano invisibile che vuole richiamare l'attenzione su un punto dell'orizzone buio e lontano che vedo solo nelle profondità del mio io....
Strade illuminate, incroci e solchi che finiscono e ripartono senza tregua e si snodano in superficie e sottoterra, sono come le rughe sul volto di un vecchio, sono come le rughe sul tuo volto.
Forse questo paese mi attrae perchè so che lo avresti amato, qui avresti trovato l'incarnazione dei tuoi ideali, dei tuoi insegnamenti.
Se l'uomo giusto è come l'onda del mare che apre i flutti impavida e investe la costa col suo abbraccio avvolgente, tu sei stato come uno Tsunami, nel mio cuore, mi hai sommerso di te e poi ti sei ritirato.
Quanto è pesante, a volte, la maschera che si è costretti a portare? Sorridere è duro quando vorresti urlare il tuo dolore, ma pensando a te, a come eri coriaceo fino all'ultimo non posso che cercare di allontanare dalla mente la pena che ogni tanto mi assale.
Mi trovo in strada, una strada aliena, straniera, sono disorientato ma ogni luogo può diventare "casa" se lo si sovrappone ai ricordi del cuore e lo si fa divenire parte di noi. Perchè "casa" vive in noi.
Mi fermo ad un semaforo, una musica dolcemente inizia a diffondersi nell'aria intorno a me, sono distratto, ma un segnale acustico mi avvisa che il semaforo è verde: Kawasaki potrebbe essere percorsa in ogni punto a occhi chiusi perchè è dotata ovunque di infrastrutture per persone non vedenti.
Un morbido letto accoglie il mio corpo in una stanza all'ottavo piano di un nuovo hotel di Kawasaki, sono stanco, il viaggio è sempre estenuante ma tutte le volte che arrivo qui sono sempre incredulo dentro di me: "Sono proprio qui? Davvero?".
L'idea di essere riuscito nella mia vita a raggiungere il Giappone mi dà sempre da pensare, mi fa fare dei viaggi nel tempo, viaggi dentro di me con un treno che corre forte fluttua tra i miei pensieri, senza ...
binari, e si sposta tra presente e passato per poi aprirsi sul futuro.
E qui, in Giappone, i treni sono formidabili, ce ne sono di tutti i tipi: sopraelevati, di superficie, sotterranei e poi gli "Shinkansen", i treni proiettile, tra qualche anno quelli a propulsione magnetica saranno, in certi casi, più comodi degli aerei.
Quando penso al Giappone, il mio treno interiore mi trasporta subito nel passato, la mia infanzia, i mitici anni '80: E via di Mazinga, Goldrake, Candy Candy e tanti altri amici che hanno popolato la mia fantasia.
Qui, spesso, ci si sente sul set di un film come Blade Runner, per dire il più famoso, si sente un odore di tecnologia che si sposa con la tradizione generando una creatura ibrida, anacronistica ma assai affascinante.
Un vento gelido soffia da nord mentre cammino per le strade affollate, le insegne luminose mi abbagliano, scritte ovunque richiamano la mia attenzione, come se una creatura senziente fosse l'anima di questa città, come se desiderasse assorbirmi tra le sue labirintiche interiora.
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| (One Night in Kawasaki) |
Osservo Kawasaki nella notte, lo sguardo attraversa il vetro di questa finestra mentre una musica rilassante percore il corridoio alle mie spalle e si insinua nella mente.
Spifferi di vento attraversano gli stipiti, mi sfiorano il volto come le dita di una mano invisibile che vuole richiamare l'attenzione su un punto dell'orizzone buio e lontano che vedo solo nelle profondità del mio io....
Strade illuminate, incroci e solchi che finiscono e ripartono senza tregua e si snodano in superficie e sottoterra, sono come le rughe sul volto di un vecchio, sono come le rughe sul tuo volto.
Forse questo paese mi attrae perchè so che lo avresti amato, qui avresti trovato l'incarnazione dei tuoi ideali, dei tuoi insegnamenti.
Se l'uomo giusto è come l'onda del mare che apre i flutti impavida e investe la costa col suo abbraccio avvolgente, tu sei stato come uno Tsunami, nel mio cuore, mi hai sommerso di te e poi ti sei ritirato.
Quanto è pesante, a volte, la maschera che si è costretti a portare? Sorridere è duro quando vorresti urlare il tuo dolore, ma pensando a te, a come eri coriaceo fino all'ultimo non posso che cercare di allontanare dalla mente la pena che ogni tanto mi assale.
Mi trovo in strada, una strada aliena, straniera, sono disorientato ma ogni luogo può diventare "casa" se lo si sovrappone ai ricordi del cuore e lo si fa divenire parte di noi. Perchè "casa" vive in noi.
Mi fermo ad un semaforo, una musica dolcemente inizia a diffondersi nell'aria intorno a me, sono distratto, ma un segnale acustico mi avvisa che il semaforo è verde: Kawasaki potrebbe essere percorsa in ogni punto a occhi chiusi perchè è dotata ovunque di infrastrutture per persone non vedenti.

