Alyss la fata del Natale
Dietro quelle colline che paiono guarnite di glassa e canditi, circondato da una foresta di cioccolato e menta: un villaggio, come nella più antica delle tradizioni fiabesche, si estendeva all’ombra di un castello, arroccato su uno spuntone di roccia, affacciato su un mare dal penetrante odore di pino esaltato dall’aria fredda di una giornata invernale; prossima al Natale.
Dietro quelle colline che paiono guarnite di glassa e canditi, circondato da una foresta di cioccolato e menta: un villaggio, come nella più antica delle tradizioni fiabesche, si estendeva all’ombra di un castello, arroccato su uno spuntone di roccia, affacciato su un mare dal penetrante odore di pino esaltato dall’aria fredda di una giornata invernale; prossima al Natale.
Le case, la chiesa, il monastero e il castello erano
costruiti in pietra come nella più antica delle tradizioni ma, in questo periodo
dell’anno, nella fantasia dei bambini, parevano di zucchero, come quelle
miniature che guarniscono certi panettoni, per intenderci.
Fuori dalle mura del villaggio, al limitare della foresta,
in una radura, stava il laboratorio di un artigiano, era un uomo anziano con un’
inseparabile pipa sempre pronta a fare capolino dalla folta barba bianca; era solito sbuffare vaporose nuvole di fumo,
soprattutto mentre lavorava, provocando le ire e la tosse del nipote Albert che
lo aiutava come garzone tuttofare.
Oltre all’aiuto nel laboratorio, Albert era un gran lettore
e amava passeggiare nella foresta, osservare le creature del bosco e appuntarsi
le idee e le intuizioni per le sue opere. La sera, fino ad ora tarda, scriveva le sceneggiature per delle opere che
avevano come personaggi delle marionette costruite dal nonno.
Il periodo natalizio era uno dei più critici dell’anno: gli spettacoli che Albert e suo nonno
mettevano in scena al villaggio, tutti i pomeriggi, erano sempre meno popolari
e il pubblico si era ridotto drasticamente. Il Natale era, un brutto affare per
i due artisti.
Una sera, mentre Albert si trovava nella foresta a
raccogliere legna, venne sorpreso da una tempesta di neve così abbandonò il suo
carico dove avrebbe potuto ritrovarlo e si mise a camminare in direzione di
casa. Anche se aveva perso il senso dell’orientamento e la foresta stava
diventando sempre più fitta e scura cercò di farsi coraggio.
Si sentiva perso nel buio e nel freddo quando una voce si
fece spazio tra i suoi pensieri, una voce che vibrava tra i pini e giungeva a
lui sussurrando il suo nome, materializzandosi nella mente come un sentiero di
note nel fitto buio chiuso ormai sopra di lui.
Albert subito imboccò quel sentiero immaginario; quando da
lontano vide le luci del laboratorio del nonno si sentì leggero come una piuma
e quasi non si accorse della giovane di fronte a lui che lo osservava con un
gioioso sorriso ed un aspetto bizzarro.
“Mi chiamo Alyss e vorrei darvi una mano nella preparazione
del prossimo spettacolo”.
Disse la ragazza dai capelli a spazzola, come se avesse
letto nella mente di Albert la domanda che le avrebbe posto.
Albert era come ammaliato da quella giovane, era come se
intorno a lei brillasse una luce speciale, come una magia, una di quelle magie
che solo il Natale può materializzare. Così i due entrarono in casa e Alyss
iniziò a spiegare ad Albert e a suo nonno come avrebbero diretto il prossimo
spettacolo.
Per quasi una settimana i tre lavorarono al loro progetto,
realizzando anche dei volantini che attaccarono per le vie del villaggio; nei
volantini la compagnia di artisti invitava tutti gli abitanti ad assistere alla
prima che si sarebbe svolta nella piazza centrale alla vigilia di Natale.
La notizia dell’uscita del nuovo spettacolo arrivò presto
alle orecchie del Re e della Regina i quali decisero, per infondere al castello
un clima ancora più festoso e per intrattenere i propri figli nell’attesa dello
scoccare della mezzanotte, di ospitare nella sala grande la prima dello
spettacolo di Albert e suo nonno.
Il Re inviò dei cavalieri a portare l’invito al laboratorio. Quella sera i tre artisti fecero
una grande festa e brindarono alla buona riuscita dello spettacolo che si
sarebbe svolto cercando di esorcizzare il più possibile il timore che ci assale
quando ci apprestiamo a fare qualcosa di veramente importante per le nostre
vite.
L’indomani, Albert, Alyss e il nonno caricarono tutto il
materiale necessario per lo spettacolo su un vecchio carrozzone di legno che
non era mai più stato utilizzato da quando il nonno aveva smesso di dirigere il
circo nomade che lo aveva reso famoso in gioventù. Si diressero poi verso il
castello slanciato verso un azzurro cielo mattutino.
La grande sala del castello aveva un aspetto magico, era
completamente decorata di nastri rossi, luci, stelle e scritte natalizie ed era
stata preparata per accogliere tutti i bimbi del villaggio ma anche i loro
genitori e i loro piccoli animali, se ne avevano. In un angolo stava un immenso
abete carico di ogni genere di decorazione natalizia, palle di natale, dolci,
bambole, orsetti e una brillante stella cometa che sfiorava il soffitto.
Per lo svolgimento dello spettacolo era stato adibito un
palcoscenico che i tre artisti arricchirono con le sceneggiature costruite da
Albert e dal nonno secondo le indicazioni di Alyss.
La sera arrivò veloce e la sala era piena di bambini erano
molto agitati perché di lì a poco ci sarebbe stata la consegna dei regali, ed i
genitori riuscivano a stento a contenerli, però quando le luci si abbassarono
per dare il via allo spettacolo nella sala piombò un silenzio inaspettato e
tutti si concentrarono su Alyss che aveva la parte della voce narrante.
Poi, quando entrarono in scena le marionette, tutto il
pubblico restò di sasso vedendo che si muovevano senza fili e parlava quasi
fossero esseri viventi, anzi erano esseri viventi perché la vita era stata loro
infusa dalla magia di Alyss.
Quando lo spettacolo finì tutti parteciparono al cenone di
Natale, per il quale erano state allestite lunghe tavolate cariche di ogni
genere di prelibatezza, di colori e di gusti. Quando giunse la mezzanotte tutti
si addormentarono e al loro risveglio,
sotto il grande abete erano riposti mucchi di regali che avrebbero fatto felici
tutti almeno fino al prossimo Natale…
Nessun commento:
Posta un commento