lunedì 15 dicembre 2014

Alyss la fata del Natale

Dietro quelle colline che paiono guarnite di glassa e canditi, circondato da una foresta di cioccolato e menta: un villaggio, come nella più antica delle tradizioni fiabesche, si estendeva all’ombra di un castello, arroccato su uno spuntone di roccia, affacciato su un mare dal penetrante odore di pino esaltato dall’aria fredda di una giornata invernale; prossima al Natale.
Le case, la chiesa, il monastero e il castello erano costruiti in pietra come nella più antica  delle tradizioni ma, in questo periodo dell’anno, nella fantasia dei bambini, parevano di zucchero, come quelle miniature che guarniscono certi panettoni, per intenderci.
Fuori dalle mura del villaggio, al limitare della foresta, in una radura, stava il laboratorio di un artigiano, era un uomo anziano con un’ inseparabile pipa sempre pronta a fare capolino dalla folta barba bianca;  era solito sbuffare vaporose nuvole di fumo, soprattutto mentre lavorava, provocando le ire e la tosse del nipote Albert che lo aiutava come garzone tuttofare.
Oltre all’aiuto nel laboratorio, Albert era un gran lettore e amava passeggiare nella foresta, osservare le creature del bosco e appuntarsi le idee e le intuizioni per le sue opere. La sera, fino ad ora tarda,  scriveva le sceneggiature per delle opere che avevano come personaggi delle marionette costruite dal nonno.
Il periodo natalizio era uno dei più critici dell’anno:  gli spettacoli che Albert e suo nonno mettevano in scena al villaggio, tutti i pomeriggi, erano sempre meno popolari e il pubblico si era ridotto drasticamente. Il Natale era, un brutto affare per i due artisti.
Una sera, mentre Albert si trovava nella foresta a raccogliere legna, venne sorpreso da una tempesta di neve così abbandonò il suo carico dove avrebbe potuto ritrovarlo e si mise a camminare in direzione di casa. Anche se aveva perso il senso dell’orientamento e la foresta stava diventando sempre più fitta e scura cercò di farsi coraggio.
Si sentiva perso nel buio e nel freddo quando una voce si fece spazio tra i suoi pensieri, una voce che vibrava tra i pini e giungeva a lui sussurrando il suo nome, materializzandosi nella mente come un sentiero di note nel fitto buio chiuso ormai sopra di lui.
Albert subito imboccò quel sentiero immaginario; quando da lontano vide le luci del laboratorio del nonno si sentì leggero come una piuma e quasi non si accorse della giovane di fronte a lui che lo osservava con un gioioso sorriso ed un aspetto bizzarro.
“Mi chiamo Alyss e vorrei darvi una mano nella preparazione del prossimo spettacolo”.
Disse la ragazza dai capelli a spazzola, come se avesse letto nella mente di Albert la domanda che le avrebbe posto.
Albert era come ammaliato da quella giovane, era come se intorno a lei brillasse una luce speciale, come una magia, una di quelle magie che solo il Natale può materializzare. Così i due entrarono in casa e Alyss iniziò a spiegare ad Albert e a suo nonno come avrebbero diretto il prossimo spettacolo.
Per quasi una settimana i tre lavorarono al loro progetto, realizzando anche dei volantini che attaccarono per le vie del villaggio; nei volantini la compagnia di artisti invitava tutti gli abitanti ad assistere alla prima che si sarebbe svolta nella piazza centrale alla vigilia di Natale.
La notizia dell’uscita del nuovo spettacolo arrivò presto alle orecchie del Re e della Regina i quali decisero, per infondere al castello un clima ancora più festoso e per intrattenere i propri figli nell’attesa dello scoccare della mezzanotte, di ospitare nella sala grande la prima dello spettacolo di Albert e suo nonno.
Il Re inviò dei cavalieri a portare l’invito  al laboratorio. Quella sera i tre artisti fecero una grande festa e brindarono alla buona riuscita dello spettacolo che si sarebbe svolto cercando di esorcizzare il più possibile il timore che ci assale quando ci apprestiamo a fare qualcosa di veramente importante per le nostre vite.
L’indomani, Albert, Alyss e il nonno caricarono tutto il materiale necessario per lo spettacolo su un vecchio carrozzone di legno che non era mai più stato utilizzato da quando il nonno aveva smesso di dirigere il circo nomade che lo aveva reso famoso in gioventù. Si diressero poi verso il castello slanciato verso un azzurro cielo mattutino.
La grande sala del castello aveva un aspetto magico, era completamente decorata di nastri rossi, luci, stelle e scritte natalizie ed era stata preparata per accogliere tutti i bimbi del villaggio ma anche i loro genitori e i loro piccoli animali, se ne avevano. In un angolo stava un immenso abete carico di ogni genere di decorazione natalizia, palle di natale, dolci, bambole, orsetti e una brillante stella cometa che sfiorava il soffitto.
Per lo svolgimento dello spettacolo era stato adibito un palcoscenico che i tre artisti arricchirono con le sceneggiature costruite da Albert e dal nonno secondo le indicazioni di Alyss.
La sera arrivò veloce e la sala era piena di bambini erano molto agitati perché di lì a poco ci sarebbe stata la consegna dei regali, ed i genitori riuscivano a stento a contenerli, però quando le luci si abbassarono per dare il via allo spettacolo nella sala piombò un silenzio inaspettato e tutti si concentrarono su Alyss che aveva la parte della voce narrante.
Poi, quando entrarono in scena le marionette, tutto il pubblico restò di sasso vedendo che si muovevano senza fili e parlava quasi fossero esseri viventi, anzi erano esseri viventi perché la vita era stata loro infusa dalla magia di Alyss.

Quando lo spettacolo finì tutti parteciparono al cenone di Natale, per il quale erano state allestite lunghe tavolate cariche di ogni genere di prelibatezza, di colori e di gusti. Quando giunse la mezzanotte tutti si addormentarono  e al loro risveglio, sotto il grande abete erano riposti mucchi di regali che avrebbero fatto felici tutti almeno fino al prossimo Natale…

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