Da sempre mi sono domandato qual è il motivo, lo scopo della
nostra esistenza e dell’esistenza della realtà che ci circonda; spesso quando
penso alla vita all’immensamente piccolo e all’indefinitamente grande che è
tutto intorno a noi la mia mente inizia ad immaginare quali potrebbero essere
le nostre origini e lo scopo della nostra presenza nell' universo infinito.
L’universo pare, infatti, non avere confini e l’eco di
quella esplosione che ha dato luogo alla materia come noi la intendiamo ancora
si propaga nello spazio profondo dopo miliardi di eoni.
L’universo è vivo, milioni di miliardi di soli si muovono
percorrendo le loro orbite e un numero ancora più mastodontico di pianeti
affollano la via lattea e tutte le altre galassie. I pianeti potrebbero essere immensi
deserti di sabbia rovente circondati da atmosfere venefiche o rocce ricoperte
di una spessa coltre ghiacciata di milioni di anni oppure, potrebbero essere
adatti alla germinazione della vita: pianeti interamente ricoperti da una fitta
jungla di piante e rampicanti, o con la superficie completamente ricoperta di
acqua o di ghiaccio. Oltre alle piante potrebbero esserci organismi animali,
insetti, pesci simili a quelli che siamo abituati a conoscere o completamente
diversi per via dell’adattamento ad un ambiente diverso, un ambiente alieno. D’altra
parte potrebbero essere pianeti che in un lontano passato hanno ospitato la
vita ma che poi, per via di qualche colossale cataclisma come ad esempio l’impatto
con un asteroide, si sono spenti in deserti di morte ma che nel loro ventre
potrebbero contenere tesori archeologici e minerari di inenarrabile valore.
Potrebbe essere una buona notizia sapere che altro petrolio è disponibile, dato
che il nostro si sta’ esaurendo ma è probabile che se mai arriveremo a trovare
il petrolio su un altro pianeta non ci servirà a nulla e anzi saremo stupiti di
come i nostri antenati potessero fondare la loro intera civiltà industriale
sulla raffinazione di una sostanza così rivoltante.
L’universo è quindi un oceano, un oceano che attende di
essere navigato. Da sempre l’uomo, inteso come creatura dotata di un’intelligenza
tale da poter essere cosciente della propria esistenza e di domandarsi quindi
il motivo della stessa, è stato spaventato dall’ignoto e al tempo stesso è
stato attirato verso di esso come da un forte campo magnetico. Le creature intelligenti che abitano i meandri
dell’universo dovrebbero condividere con la razza umana non solo la chimica e
la struttura atomica ma anche, in un certo senso, quella fiamma che brucia
dentro e spinge a voler conoscere la verità attraverso quei sensi che nel caso
della nostra macchina biologica sono cinque.
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