venerdì 4 aprile 2014

Là fuori.... nell'universo

Da sempre mi sono domandato qual è il motivo, lo scopo della nostra esistenza e dell’esistenza della realtà che ci circonda; spesso quando penso alla vita all’immensamente piccolo e all’indefinitamente grande che è tutto intorno a noi la mia mente inizia ad immaginare quali potrebbero essere le nostre origini e lo scopo della nostra presenza nell' universo infinito.
L’universo pare, infatti, non avere confini e l’eco di quella esplosione che ha dato luogo alla materia come noi la intendiamo ancora si propaga nello spazio profondo dopo miliardi di eoni.
L’universo è vivo, milioni di miliardi di soli si muovono percorrendo le loro orbite e un numero ancora più mastodontico di pianeti affollano la via lattea e tutte le altre galassie. I pianeti potrebbero essere immensi deserti di sabbia rovente circondati da atmosfere venefiche o rocce ricoperte di una spessa coltre ghiacciata di milioni di anni oppure, potrebbero essere adatti alla germinazione della vita: pianeti interamente ricoperti da una fitta jungla di piante e rampicanti, o con la superficie completamente ricoperta di acqua o di ghiaccio. Oltre alle piante potrebbero esserci organismi animali, insetti, pesci simili a quelli che siamo abituati a conoscere o completamente diversi per via dell’adattamento ad un ambiente diverso, un ambiente alieno. D’altra parte potrebbero essere pianeti che in un lontano passato hanno ospitato la vita ma che poi, per via di qualche colossale cataclisma come ad esempio l’impatto con un asteroide, si sono spenti in deserti di morte ma che nel loro ventre potrebbero contenere tesori archeologici e minerari di inenarrabile valore. Potrebbe essere una buona notizia sapere che altro petrolio è disponibile, dato che il nostro si sta’ esaurendo ma è probabile che se mai arriveremo a trovare il petrolio su un altro pianeta non ci servirà a nulla e anzi saremo stupiti di come i nostri antenati potessero fondare la loro intera civiltà industriale sulla raffinazione di una sostanza così rivoltante.
L’universo è quindi un oceano, un oceano che attende di essere navigato. Da sempre l’uomo, inteso come creatura dotata di un’intelligenza tale da poter essere cosciente della propria esistenza e di domandarsi quindi il motivo della stessa, è stato spaventato dall’ignoto e al tempo stesso è stato attirato verso di esso come da un forte campo magnetico. Le  creature intelligenti che abitano i meandri dell’universo dovrebbero condividere con la razza umana non solo la chimica e la struttura atomica ma anche, in un certo senso, quella fiamma che brucia dentro e spinge a voler conoscere la verità attraverso quei sensi che nel caso della nostra macchina biologica sono cinque.

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